• Titolo: APLAR 6. Applicazioni laser nel restauro.
  • Atti del convegno. Firenze 14-16 settembre 2017.
  • Curato da: A. Brunetto, G. Lanterna, B. Mazzei
  • Editore: Nardini Editore
  • Data di Pubblicazione: luglio 2019
  • ISBN: 978-88-404-0090-7
  • Pagine: 560
  • Formato: illustrato a colori, copertina 4 colori, brossura, 21x28 cm
  • Costo di copertina 38,00 euro

INDICE
Presentazione di Roberto Pini
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Il convegno APLAR, tenutosi a Firenze nel settembre 2017, è stato anche l’occasione di celebrare degnamente gli ultimi 20 anni, che in questa città hanno visto nascere e svilupparsi una collaborazione intensa, fruttuosa ed appassionante fra i centri di ricerca, i centri di restauro, le aziende di restauro e quelle di tecnologia laser del territorio, finalizzata alla sperimentazione delle nuove tecnologie laser per lo studio e la conservazione di opere d’arte. Firenze non è certamente il primo o l’unico luogo dove questi studi sono stati condotti fino all’applicazione su capolavori di inestimabile valore, ma desidero sottolineare, sulla base della mia esperienza personale, che la multidisciplinarità dei gruppi di lavoro ha rappresentato uno dei fattori principali che hanno portato alla messa a punto di procedure risolutive in problemi di conservazione anche estremamente complessi. Venendo al presente, il convegno APLAR testimonia assai bene il livello di maturità attualmente raggiunto nelle applicazioni delle tecniche laser alla conservazione. Sono molti gli aspetti che sottolineano gli avanzamenti dei metodi e delle conoscenze, e che tendono alla standardizzazione degli approcci, su cui la maggior parte degli operatori della conservazione hanno sviluppato una visione comune. A partire dagli studi modellistici su campioni rappresentativi, necessari per investigare il tipo di interazione laser su materiali non ancora testati o in condizioni di impiego particolarmente complesse, fino agli studi preliminari su porzioni limitate dell’opera d’arte, indispensabili per la discriminazione delle soglie di danneggiamento e quindi per la definizione di parametri operativi dell’intervento laser. Anche dal punto di vista della scelta delle apparecchiature laser da impiegare si sta procedendo verso criteri di standardizzazione: si registra sempre meno la tendenza tipica dei primi studi pioneristici, in cui si impiegava il primo (e spesso l’unico) laser a disposizione, insieme alla voglia di promuoverlo su tutti i tipi di materiali. Anzi, dalle comunicazioni risulta una visione ricorrente, e quindi condivisa, che per certi materiali si utilizzino certi tipi di laser e con determinate modalità di emissione. Da moltissimi studi emerge chiaramente che, insieme alla scelta della lunghezza d’onda della luce laser che determina il maggiore o minore assorbimento ottico in funzione del materiale trattato, anche la durata dell’impulso viene considerata un parametro cruciale per controllare il tipo di interazione laser-materiale e gli effetti conseguenti. è diventato patrimonio di esperienza comune che gli impulsi laser “lunghi”, cioè nel regime del millisecondi, sviluppino un’azione primariamente di tipo termico, mentre impulsi più brevi, dai microsecondi ai nanosecondi, siano in grado di ridurre il danno termico e produrre un’azione meccanica, che va comunque controllata per indurre effetti positivi, come ablazione puntuale o spallazione di incrostazioni superficiali, o per evitare effetti negativi, come danni di tipo fotomeccanico che possono causare la microframmentazione delle superfici. E’ inoltre molto significativo (particolarmente per chi come me è da molti anni docente di interazione laser-materiali) che la maggior parte degli studi riportino il “range” operativo di emissione laser in termini di energia per unità di superficie (J/ cm2), che è uno dei principali parametri per il confronto fra le diverse condizioni applicative e per trasmettere l’informazione ad altri operatori che vorranno applicare quelle tecniche in condizioni simili. Identità di visione si riscontra anche sul fatto che la pulitura sia quasi sempre la combinazione di più tecniche. In molti casi infatti è opportuno far precedere trattamenti preliminari con tecniche di tipo meccanico e/o chimico, in modo da rimuovere efficientemente e con minor consumo di tempo le incrostazioni più spesse, e quindi operare in modo fine e controllato sulle superfici originali dell’opera con tecnica laser. Oltre alle applicazioni laser combinate con le altre tecniche di pulitura, nelle comunicazioni del convegno si riportano interessanti studi in cui il laser si associa all’impiego di sostanze e materiali (agar, alcol, vetrini, ecc.) frapposti fra la sorgente e la superficie da trattare, con lo scopo di mediare l’assorbimento della luce o proteggere da effetti collaterali indesiderati, come la ricaduta di particolato vaporizzato o l’eccessivo surriscaldamento locale. In alcuni casi il laser è impiegato da solo come scelta elettiva per risolvere condizioni di conservazione particolarmente critiche del manufatto artistico: materiali fragili, superfici complesse o microfratturate, distacchi di pellicole pittoriche, materiali che non tollerano umidità (nel qual caso di utilizza il cosiddetto “dry clean”). Per quanto riguarda i materiali oggetto di pulitura laser, senza voler entrare nel dettaglio dal momento che il programma del convegno segue già questa classificazione, è possibile osservare che vi siano procedure oramai consolidate, in termini di scelta del laser e delle condizioni di trattamento, nei casi di materiali lapidei, stucchi, dipinti murali, vernici pittoriche, filati metallici e dorature, mentre per altri materiali il quadro applicativo è ancora oggetto di approfondimento e sperimentazione. A questo riguardo, di particolare interesse è l’approccio al restauro di opere moderne, caratterizzate da grande varietà nella composizione materica, per le quali la domanda di tecniche di pulitura laser potrebbe registrare una crescita notevole nei prossimi anni. Il laser comunque non rappresenta solo uno strumento utile per la pulitura: la luce coerente può essere infatti impiegata come sonda per l’analisi dei materiali (tramite ad esempio spettroscopia LIBS o Raman) o per la scansione delle superfici di oggetti, allo scopo di fornirne la ricostruzione digitale 3D per applicazioni documentali, come testimoniato da alcuni lavori presentati al convegno. Infine, vorrei concludere guardando al futuro con un libero esercizio di fantasia per immaginare cosa aspettarci dalle nuove tecnologie che potrebbero essere sviluppate, proprio partendo dagli impieghi della luce laser come strumento intelligente e portatore di una grande quantità di informazioni. Potremmo immaginare scenari futuri nel restauro laser, in analogia agli sviluppi che si vanno delineando in altri campi applicativi di impiego del laser, come quello medico e quello delle produzioni industriali, in cui la gran quantità di dati informativi (Big Data) che la luce genera durante le interazioni con i materiali viene raccolta con sensori o tecniche di diagnostica per immagini ed elaborata con metodi di intelligenza artificiale per aumentare il controllo, l’efficienza e la sicurezza dei trattamenti. Ad esempio, in campo chirurgico si sviluppano già metodi di “teranostica”, cioè di diagnostica eseguita in contemporanea alla terapia, che permettono di indirizzare l’azione del chirurgo nelle situazioni più complesse. Non si tratterà quindi di sfruttare la gran mole di dati analitici prodotti in tempo reale allo scopo di andare verso l’automazione dei processi, ricadendo nell’errore prospettico che fecero alcuni tecnologi ai primordi dell’impiego del laser nel restauro, quanto piuttosto per fornire al restauratore nuovi strumenti che accrescano il suo livello di conoscenza, di controllo e di adattabilità delle procedure alla grande variabilità delle morfologie, della composizione materica e dello stato di degrado dei manufatti da sottoporre al trattamento conservativo.
Roberto Pini
Direttore Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” Consiglio Nazionale delle Ricerche Chiudi
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Presentazione di Giorgio Bonsanti
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Mi è avvenuto recentemente di ritornare sulle vicende del restauro della leggenda della Vera Croce dipinta da Piero della Francesca sulle pareti absidali di san Francesco in Arezzo, eseguito dall’Opificio insieme con la Soprintendenza locale negli anni Novanta dello scorso secolo; e di domandarmi, e di domandare a due persone della statura professionale del chimico Mauro Matteini e del restauratore Sabino Giovannoni, quali differenze tecniche o metodologiche avremmo potuto introdurre nei nostri lavori se quel restauro venisse effettuato al giorno d’oggi. Fra le altre, ci siamo chiesti, naturalmente, se un impiego delle tecnologie laser avrebbe potuto dimostrarsi utile in un caso così difficile per mille ragioni (che non elenco qui) come il ciclo pierfrancescano; e indipendentemente dalla risposta che ciascuno avrà ritenuto di proporre, quel che conta è che avremmo oggi più e meglio saputo che il laser era lì, per così dire accanto a noi, pronto a offrire il suo utilizzo; avremmo dato per scontate la sua presenza e la sua assistenza. Ciò che intendo dire è che esiste ormai una consapevolezza assolutamente diffusa dell’esistenza del laser come strumento presente e attivo nella conservazione dei beni culturali; naturalmente confermato tale a seguito delle tante, sempre più numerose esperienze già maturate, delle quali Aplar, nelle sue successive edizioni, si è fatta così efficacemente testimone e divulgatrice. Diamo oggi per conosciuto che non esista un solo laser nel restauro, cioè un’unica macchina tuttofare, ma che la ricerca fisica tradotta nel mercato offra oggi un range esteso di strumentazioni che funzionano secondo le declinazioni diverse di uno stesso principio, ognuna delle quali può risultare risolutiva in quella particolare situazione. Una delle applicazioni più decisive ai fini di un risultato ottimale, è la scopertura di decorazioni murali sotto una scialbatura, e qui davvero i risultati ottenuti da Anna Brunetto ad Aosta, a Venezia, a Siena, e di lì in poi dagli altri autori come illustrato anche in questi Atti, inducono a rimpiangere amaramente quanto si è perso ad esempio, nel recupero dallo scialbo dei dipinti murali di Giotto in Santa Croce a Firenze, effettuato a metà Ottocento, quando le pareti delle Cappelle Peruzzi e Bardi sono state maltrattate a tale scopo con arnesi metallici (raschietti di varia conformazione) o al meglio con sostanze adesive adatte a una successiva azione di strappo; come del resto si è operato fino a tempi recentissimi. Ancora: un altro aspetto che riguarda le funzioni applicative del laser consiste nel raggiunto discernimento che esso non risulta una cura miracolosa per situazioni disperate, quanto uno strumento di grande utilità per collaborare con altre modalità d’intervento, risultando effettivamente insostituibile in determinate circostanze, ma in linea di principio difficilmente pensabile come unico e isolato in assenza di sinergie attuative. Un esempio fra i tanti illustrati in questi Atti, avendolo io seguito con assiduità particolare, concerne il bellissimo Crocifisso ligneo riferibile a Antonio da Sangallo (databile dunque ad un tempo indeterminato ma entro i primi due decenni del Cinquecento) restaurato da Francesca Spagnoli in quanto progetto vincitore della seconda edizione del premio dei Friends of Florence al Salone di restauro di Firenze. Mi riferisco in particolare alle alternanze nella liberazione da sostanze non volute sia delle epidermidi dipinte sotto la bronzatura ottocentesca, sia del panno originale con decorazioni dipinte che ne copriva i fianchi. Il laser dunque è stato smitizzato, pur rimanendo un “intelligent tool”, come lo si definiva ai primi momenti nella ripresa delle sue applicazioni nel restauro, nei primi anni Novanta del secolo passato. Ecco allora l’importante contributo sulla “Determinazione della soglia di fluenza di danno nella pulitura delle superfici policrome”, utile per offrire indicazioni di riferimento a tutta una serie di ricerche, perché l’intervento sulle policromie adesso non è più un tabù, anche se continuo ad esser convinto che sia stato altamente opportuno arrivarci lentamente e per gradi. Vedremo dunque i contributi sulla pulitura dei delicatissimi manufatti di arte contemporanea fra cui l’Achrome di Piero Manzoni, oppure dei fili metallici (e ricordo anche lo straordinario risultato ottenuto sul rarissimo Manto brasiliano di piume della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, esposto alla mostra Restituzioni 2018 tenuta a Venaria Reale dopo il restauro realizzato da Guia Rossignoli). Leggeremo di altri risultati, dopo quelli già pubblicati in diverse occasioni, raggiunti nella rimozione di concrezioni calcaree come anche di patine ossalatiche; ma soprattutto, almeno per me, anche perché ho voluto eseguire un controllo personale prima possibile data l’eccezionalità dell’evento, nella pulitura dei tre polittici veneziani di Hyeronimus Bosch, a dimostrazione dell’impiego del laser ormai anche nel caso di policromie di estrema delicatezza (e naturalmente, anche qui, in combinazione virtuosa con altri mezzi). è così che leggeremo con interesse i contributi che qui raccontano degli insegnamenti attivati nelle strutture di laurea magistrale accreditate, allo scopo di familiarizzare gli allievi con il laser fin dai primi tempi della loro formazione professionale. Potremmo dunque parlare in conclusione, se soltanto si coglie il lato paradossale dell’affermazione, dell’essere divenuto oggi il laser non più strumento d’avanguardia e di eccezione, ma di vera normalità nella redazione dei progetti d’intervento e nelle applicazioni di restauro. Ciò non significa che ormai conosciamo tutto, e che non ci sia ancora davanti a noi una prosecuzione della ricerca scientifica e delle sperimentazioni; ma soltanto che ci appare oggi quasi impensabile raffigurarsi un passato nel quale ancora per noi il laser nel restauro non esisteva proprio, oppure era soltanto un’ipotesi molto lontana, o al più una difficile sperimentazione. è così che fortunatamente da parecchi anni Aplar chiama a raccolta e riunisce la comunità nazionale (e non soltanto) degli operatori di restauro a mezzo laser; che ci informa, ci indirizza. Come è bello sapere che questo strumento esiste e è pronto a soccorrerci, così ci affidiamo alla nostra Associazione convinti, come si dice comunemente di qualcosa di molto utile, che “Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla”. Nel nostro caso, fortunatamente ci ha pensato e ha provveduto Anna Brunetto.
Giorgio Bonsanti
Presidente della Commissione InterMinisteriale MIBAC-MIUR per l’Insegnamento del Restauro Chiudi
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Introduzione dei curatori
Anna Brunetto, Giancarlo Lanterna, Barbara Mazzei Continua...

La sesta edizione del convegno APLAR si è svolta a Firenze presso l’Auditorium di Sant’Apollonia, in via S. Gallo, con il patrocinio della Regione Toscana. Il convegno, sulla scia delle precedenti edizioni (Vicenza 2007, Siena 2008, Bari 2010, Roma 2012 e Città del Vaticano 2014) ha confermato di essere un’importante occasione di incontro, sia a livello nazionale che internazionale, per la condivisione e la discussione di esperienze sulle applicazioni della tecnica laser nel restauro. Come ci è sempre piaciuto constatare, gli appuntamenti APLAR coinvolgono una nutrita platea di restauratori, segno evidente, da una parte, dell’interesse che la tecnologia laser suscita negli operatori della conservazione, mentre, da un altro punto di osservazione, si può confermare quanto sia viva e vivace l’attività concreta e “di cantiere” vista attraverso i casi oggetto di relazione. In questa edizione il tema del convegno, così come esplicitato nel sottotitolo, era “i laser in combinazione con...”, un corollario sottile, volto proprio a stimolare la presentazione di interventi coinvolgenti la tecnologia laser non tanto come una “novità”, ma attraverso l’individuazione di una più matura progettualità integrata. In parole semplici APLAR 6 ha avuto l’ambizione di fare il punto sulle potenzialità di uso combinato della tecnologia laser con altre tecniche conservative, tradizionali o innovative, con il fine di raggiungere un risultato più vicino alle esigenze ed all’etica della conservazione. Possiamo dire con soddisfazione che l’intento del convegno è riuscito, in quanto sono state davvero numerose le relazioni che hanno illustrato l’integrazione dei laser in un processo più ampio di tecniche considerate “tradizionali”, finanche all’utilizzo delle apparecchiature da parte dai restauratori come un vero e proprio “arnese”, sia che fosse per “sgrossare” certe patine, sia per “rifinire” altri trattamenti, presentando in taluni casi interessanti protocolli. Giova ricordare che nelle prime edizioni si assaporava l’uso del laser come la risoluzione definitiva delle problematiche conservative, sicuramente alimentata dall’entusiasmo per i casi risolti in cui appariva evidente come molti aspettassero una “rivoluzione” sulle metodologie di restauro, specialmente rivolta alla pulitura, magari proprio di quei casi particolarmente ostinati o dove fossero in gioco grandi superfici. Poi, in un naturale processo di maturazione, ci siamo imbattuti in casi particolari, in difficoltà organizzative (movimentazione in cantiere, sicurezza, costi degli investimenti o dei noli), che sono stati via via metabolizzati e integrati nei protocolli e nei capitolati. Infine l’inarrestabile propulsione dei centri di ricerca e di produzione dei laser che ha ampliato le possibilità applicative, la specificità dei macchinari, la loro produzione e diffusione. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti e innovativi che è scaturito dalla sesta edizione di APLAR. Confrontando il tenore delle decine di contributi che negli anni sono stati raccolti negli Atti del Convegno, si può osservare una progressiva presa di coscienza delle potenzialità espresse della strumentazione laser. Dopo un attento e cauto iniziale inserimento del laser in progetti eccezionali, sempre accompagnato da parallele sperimentazioni per valutarne efficacia e soglia di danno, il laser sembra finalmente entrato nella pratica di cantiere, affinando gli ambiti di intervento e aprendosi ad interazioni virtuose. Questi nuovi confini di impiego della strumentazione laser permetteranno di poterne prevedere l’uso, integrato con altre metodologie di intervento, sin dalla fase progettuale dell’intervento di restauro, ottenendo numerosi vantaggi sia nella razionalizzazione dei protocolli operativi, sia nella logistica di cantiere e nella organizzazione delle tempistiche e, non ultimo, anche nella gestione dei fondi economici. Da quanto premesso, risulta evidente quanto sia ancora più necessario questo appuntamento biennale che ci permette di coagulare esperienze e di fare il punto dello status del laser nel restauro. In APLAR 6 gli interventi sono stati particolarmente articolati comprendendo applicazioni nel campo dell’architettura (2), dei dipinti murali (5) e dei dipinti mobili (5), dei manufatti cartacei (1) e tessili (3), degli stucchi (2) e dei gessi (1), della scultura lignea (2) e bronzi e oreficeria (3) per finire (e non sembri un’antitesi) nel campo dei reperti archeologici (4) e dell’arte contemporanea (4); sono state presentate anche un repertorio di esperienze di usi dei laser in Istituti dove vengono formati restauratori e tecnici (2); infine sono stati presentati anche 2 lavori con preziose informazioni riguardo al monitoraggio degli effetti dei laser. Si è confermata efficace ed attraente la scelta di presentare i Poster in 3 minuti con poche ma significative immagini: in tal modo si è lasciato lo stesso spazio a tutti i presentatori fomentando l’interesse della platea, che ha potuto poi approfondire personalmente con i relatori durante le pause. I temi affrontati durante la Tavola Rotonda hanno dibattuto intorno all’attuale diffusione della pulitura laser nei Paesi Europei ed Extraeuropei, specificando le applicazioni sui diversi materiali, sul livello di conoscenza della pulitura laser negli Organismi Nazionali incaricati della Tutela del Patrimonio Culturale e sulla organizzazione del mercato nelle diverse realtà Nazionali; si è discusso inoltre della diffusione dei corsi di specializzazione ed, in generale, sull’organizzazione dell’apprendistato; infine, si è tentato di fare il punto sulla presenza di aziende nazionali di produzione di apparecchiature laser e di applicazioni di pulitura laser condizionate dai problemi locali nel reperimento di strumentazioni idonee. È stato molto apprezzato il servizio di traduzione simultanea, preciso e competente in materia, che è intervenuto biunivocamente, traducendo gli interventi esteri in lingua italiana e dall’italiano in inglese. Importanti anche, data la locazione cittadina e l’ampia scelta, le visite organizzate dal Convegno, che hanno visto una numerosa partecipazione: sono stati visitati i Laboratori di Restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, Settore Lapidei e Metalli nella sede di via degli Alfani e quelli di Restauro dei Settori Dipinti Mobili, Dipinti Murali, Scultura Lignea ed i Laboratori Scientifici alla Fortezza da Basso; una visita guidata è stata organizzata al nuovo Museo dell’Opera del Duomo, dove si trovano molte opere restaurate anche coi Laser; è stato guidato un tour nelle vie del centro di Firenze andando ad incontrare, in un percorso ideale a cielo aperto, numerose opere di varie tipologie, dai marmi, ai bronzi, agli stucchi, alle ceramiche, restaurate negli anni con il concorso della tecnologia laser; una visita è stata effettuata presso il centro di produzione di El.En. Spa a Calenzano. Infine, non può non essere rivolto un ringraziamento per il patrocinio di numerosi Enti di tutela, Istituti di ricerca e conservazione, e al contributo di Imprese di restauro e di produzione di dispositivi laser, patrocinio che permette di sostenere e traghettare APLAR a nuovi, interessanti, futuri appuntamenti.
Anna Brunetto, Giancarlo Lanterna, Barbara Mazzei
Curatori Atti Aplar 6 Chiudi
p. 13
Restauro della facciata brunelleschiana e dei cortili degli uomini e delle donne dell’Istituto degli Innocenti di Firenze
V. Tesi, S. Landi, F. Fratini, E. Cantisani Continua...
Abstract
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p. 17
Il restauro dei portali di San Petronio a Bologna: una metodologia combinata tra gel rigidi e laser
M.C. Improta, S. Landi, P.F. Lorenzi, A.K. Potthoff, F. Sorella Continua...
Abstract
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p. 33
Il recupero della leggibilità di un’opera di Matheus Rocha in cemento armato e carta di giornale
S. Stoisa, S. Vazquez, O. Chiantore, F. Comisso, A. Piccirillo, A. Mirabile,T. Poli, F. Zenucchini Continua...
Abstract
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p. 47
L’intervento di pulitura laser su tre calchi in gesso della Collezione dell’Accademia di Brera
S. Cerea, F. Mancini, V. Ruppen, E. Isella, D. Bonelli, A. Sansonetti Continua...
Abstract
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p. 61
Patinature artificiali su modelli di gesso, individuazione delle soglie di danneggiamento in seguito a pulitura laser
V. Ruppen, F. Mancini, S. Cerea, E. Isella, D. Bonelli, A. Sansonetti Continua...
Abstract
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p. 71
Il recupero tramite sinergie laser di antiche iscrizioni e disegni sulle superfici a stucco della Galleria dei Carracci
L. Barucci, A. Brunetto, E. Cajano, G. Capriotti , M.Cardinali , T. Cavaleri, M. Demmelbauer, D. Luzi, C. Giovannone, D. Milani,
E.O. Caligaris,P. Pastorello, E. Settimi Continua...
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p. 91
Confronto di metodi di descialbo con diverse sorgenti laser
F. Mancini, V. Ruppen, S. Cerea, E. Isella, D. Bonelli, A. Botteon, A. Sansonetti Continua...
Abstract
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p. 111
Rimozione dei depositi di ossalati da una tempera a guazzo su gesso con metodologia laser
M. Cossino, F. Zenucchini, T. Sandri , P. Croveri, D. Elia, D. Castelli Continua...
Abstract
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p. 125
L’impiego della strumentazione laser Long Q-Switching nella pulitura degli affreschi di Antonio da Viterbo
detto il Pastura nel Duomo di Tarquinia

D. Rigaglia, V. Romè, L. Caporossi, A. Zanini, A. Brunetto, V. Di Tullio, L. Luvidi, E. Catelli, R. Mazzeo, G. Insolera Continua...
Abstract
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p. 133
Dipinto murale ad olio di Tomaso Pasquotti danneggiato dall’incendio del 2009 dell’Asilo Rossi di Schio (VI),
caratterizzazione dello stato di conservazione e valutazione delle potenzialità del trattamento laser

I. Osticioli, A. Rampon, A. Brunetto, D. Ciofini, S. Siano Continua...
Abstract
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p. 149
Monitoraggio mediante imaging nell’infrarosso termico del riscaldamento indotto da laser durante la pulitura
di superfici di intonaci dipinti

A. Felici, C. Riminesi, J. Striova, L. Bartoli, A. Zanini Continua...
Abstract
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p. 161
Determinazione della soglia di fluenza di danno nella pulitura delle superfici policrome
F. Di Stasio, U. Santamaria Continua...
Abstract
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p. 173
Il recupero delle pitture murali della cupola di San Costanzo a Ronciglione (VT); Una gloria di angeli ritrovata grazie al laser
M.F. Falcon Martinez, C. Giuffrida, F. Scirpa, L. Caporossi, F. Di Napoli Rampolla Continua...
Abstract
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p. 195
Laser cleaning on the Mut Temple wall paintings Gebel Barkal (Sudan)
A. Brunetto, A. Giovagnoli, M.C. Laurenti, M.J. Mano, A. Zanini Continua...
Abstract
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p. 203
Recupero di un dipinto murale del XV secolo nella chiesa di San Giovanni a Saluzzo, Cuneo
V. Moratti, R. Bianchi, F. Brigadeci, F. Zenucchini Continua...
Abstract
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p. 231
Sinergie laser e emulsioni per il recupero di policromie di tre dipinti di H. Bosch delle Gallerie dell’Accademia di Venezia
A. Brunetto, G. Bono, E. Fiorin, M.C. Maida Continua...
Abstract
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p. 247
Trattamento di patina ad ossalato di calcio in un dipinto su tavola con metodi chimici e laser:
tecniche di analisi per il controllo e la valutazione dei risultati ottenuti

G.Tranquilli, F. Fumelli, F. Aramini, G.F. Priori, F. Talarico, P. Moretti, L. Cartechini, C. Miliani Continua...
Abstract
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p. 245
Er:YAG laser: testing and evaluation of laser cleaning on a varnished 20th century oil painting
C. Chillè, V. Papadakis, C. Theodorakopoulos Continua...
Abstract
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p. 283
Pulitura laser del blu egizio su superfici archeologiche
B. Ferrarato, F. Zenucchini, G. Ferraris di Celle, A. Piccirillo, M. Gulmini Continua...
Abstract
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p. 299
La pulitura laser della cassetta porta-ushabti (Cat.2441) del Museo Egizio di Torino
S. Mansi, F. Zenucchini, P. Croveri, F. Spagnoli Continua...
Abstract
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p. 313
L’impiego del laser nel Laboratorio di restauro Bronzi e Armi antiche dell’Opificio delle Pietre Dure:
il proseguo dell’esperienza operativa sulla pulitura delle Porte realizzate per il Battistero fiorentino

S. Agnoletti, A. Brini, M.D. Mazzoni Continua...
Abstract
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p. 325
Laser cleaning of Japanese bronze mirrors from the Luigi Pigorini National Museum of Prehistory and Ethnography
Y. Shen, V. Basilissi, L. Paderni Continua...
Abstract
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p. 339
La testa in bronzo dorato dell’imperatore Antonino Pio: problematiche conservative e pulitura laser
E. Pucci, S. Sarri, J. Agresti, S. Siano Continua...
Abstract
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p. 355
Application of laser technology in cleaning metal threads of ancient liturgical vestment, after the experience
gained over a period of twenty years (1997-2017)

A. Milia, L. Nucci, M. Bruno Continua...
Abstract
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p. 365
Laser cleaning of metallic threads of a 15th century Italian velvet liturgical vestment
L. Luvidi, S. Ovide, A. Brunetto, F. Prestileo, D. Ferro Continua...
Abstract
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p. 379
Monitoraggio delle applicazioni laser nel restauro di sectilia in pasta vitrea dagli scavi della villa tardoantica
di Aiano-Torraccia di Chiusi (SI)

M. Cavalieri, S. Landi, D. Manna, M. Giamello, C. Fornacelli Continua...
Abstract
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p. 395
Pulitura laser integrata a metodologie tradizionali per la rimozione degli strati di alterazione su reperti archeologici
rinvenuti nella Necropoli della Via Triumphalis in Vaticano

R. Giardina, G. Spinola, U. Santamaria, F. Callori, F. Morresi Continua...
Abstract
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p. 409
Il biscuit di Urania del Museo Napoleonico la pulitura combinata agar-agar e laser
M.G. Patrizi, S. Ridolfi, S. Crescenzi Continua...
Abstract
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p. 421
Laser treatment of contaminations on paper: a preliminary study
V. Atanassova, I. Kostadinov, G. Yankov, P. Zahariev, M. Grozeva Continua...
Abstract
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p. 433
L’uso di laser QS Nd:YAG nella conservazione di manufatti etnografici realizzati con fibre di palma dum
D. Ciofini, A. Bedeir, I. Osticioli, A. Elnaggar, S. Siano Continua...
Abstract
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p. 447
Trattamenti di ‘luce’ su un Achrome di Piero Manzoni
V. Milo, A. Brunetto, F. Frezzato Continua...
Abstract
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p. 459
Prospettive di uso del laser su opere in legno e tessuto dipinto: il crocifisso ligneo della Santissima Annunziata a Firenze
F. Spagnoli, G. Bonsanti, A. Brunetto, P. Hatchfield, F. Innocenti, C. G. Lalli, G. Lanterna Continua...
Abstract
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p. 473
Combinazioni di laser e solvent-gel sulle formelle policrome ad olio su lamina metallica dei Misteri del Rosario di Chiusanico
R. Moggia, A. Brunetto, E. Franceschi, E. Manfredi, P. Manfrinetti, G. Petrillo, A. Sista Continua...
Abstract
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p. 487
Metodologia laser applicata ad un’opera di ebanisteria di Pietro Piffetti
F. Zenucchini, M. Cardinali, P. Croveri, P. Luciani, S. De Blasi, G. Dell’Aquila, V. Palleschi Continua...
Abstract
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p. 505
Impiego della strumentazione laser nell’ambito dei corsi di restauro triennali di Materiali lapidei e mosaici
dell’Istituto per l’Arte e il Restauro di Palazzo Spinelli

L. Raspanti, D. Manna, S. Landi, A. Guevara Jaramillo, C. Puccetti Continua...
Abstract
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p. 517
Impiego della strumentazione laser nell’ambito dei corsi quinquennali di restauro a ciclo unico dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila
S. Landi, E. Sonnino, S. Pietrosante, M. Serraiocco Continua...
Abstract
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p. 531
Applicazione di laser cleaning nell’ambito del progetto Cobra
V. Spizzichino, F. Bonfigli, L. Caneve, R. D’Amato, A. Puiu Continua...
Abstract
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p. 543
Laser Cleaning applied to metal, wood and plaster objects
M.M. Morita, G.M. Bilmes Continua...
Abstract
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p. 553